Trasparenza web, attenti ai “dark pattern”: il ruolo del “legal design” per la tutela degli utenti

tratto da Agenda Digitale

Le nuove previsioni del GDPR pongono l’accento sull’utilizzo dei cosiddetti dark pattern e, di conseguenza, sul tema del legal design come strumento di gestione della della contrattualistica in un’ottica più orientata agli utenti.

Tutto questo nell’ambito della crescente attenzione che le Autorità di controllo europee stanno prestando al tema della trasparenza e della correttezza delle informazioni rese agli utenti non solo in merito al trattamento dei loro dati, ma anche quando questi compiono delle scelte in merito all’adesione o meno ad alcuni servizi online.

Prima di addentrarci nel merito di cosa siano i dark pattern e di come il legal design si stai affermando (in Italia un po’ più lentamente) come metodologia a difesa degli utenti, ripercorriamo i più recenti interventi delle Autorità europee a sanzione delle pratiche scorrette di social network e web company.

La prima è stata l’Autorità Garante per la Concorrenza ed il mercato italiana che ha sanzionato Facebook a novembre 2018 per un importo di 10 milioni di euro, ritenendo che le modalità di esposizione delle informazioni verso gli utenti al momento della loro registrazione costituiscono una pratica commerciale scorretta ai sensi degli artt. 21 e 22 del Codice del Consumo (d.Lgs n. 206/2005).

In particolare, l’AGCM sottolinea nel suo provvedimento che, in riferimento a dette informazioni i testi che le contenevano “dilungandosi in complesse e articolate precisazioni tecniche, riportavano le suddette indicazioni, in modo poco chiaro e disorganico, in quanto frammentate in sezioni e paragrafi diversi delle varie normative, senza adeguata evidenziazione dell’utilizzo commerciale dei dati, con innumerevoli rimandi ad approfondimenti non immediatamente accessibili, senza alcuna evidenza a favore del consumatore il quale non poteva, quindi, avvalersi di un quadro informativo unitario completo e agevolmente fruibile”.

Si tratta della cosiddetta informativa stratificata, secondo la tecnica del layering, ampiamente utilizzata sul web e che consiste nella suddivisione delle informazioni in diversi livelli in modo che risulti più agevole per l’utente comprendere le stesse.

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