Sicurezza delle infrastrutture critiche: è il fattore umano il punto debole

tratto da Agenda Digitale

Quella delle infrastrutture critiche è una realtà sempre più interconnessa, interdipendente e tecnologicamente avanzata. Tale complessità ha da una parte reso i servizi più efficaci e immediati, ma dall’altra ha creato nuove debolezze e vulnerabilità. Tra queste, il “fattore umano” è considerato sia l’elemento di maggiore forza ma anche l’anello debole dei processi di sicurezza e negli ultimi tempi sono state avviate delle campagne di Security Awareness.

Campagne che risultano però ancora limitate sia livello quantitativo che qualitativo, quando invece sarebbero essenziali per trasformare il personale da anello debole a punto di forza della sicurezza delle infrastrutture critiche.

La società moderna può beneficiare di servizi e operazioni quotidiane che diventano ogni giorno più dirette, facili e immediate. Tuttavia, tale semplicità nasconde una crescente complessità sistemica basata su interdipendenze infrastrutturali, canali di comunicazione costanti e processi dispersi sia logicamente che geograficamente.

Questa realtà investe le organizzazioni su tutti i livelli, ma è particolarmente applicabile al complesso delle infrastrutture critiche (IC). Le IC formano un agglomerato di entità che operano in settori caratterizzati da elevata interdipendenza e outsourcing (energia, trasporti, comunicazioni etc.), dove il funzionamento di alcuni asset è essenziale per l’operatività di altri, e le cui operazioni risultano disperse sul territorio. Da una parte, tale complessità infrastrutturale rende il sistema più immediato ed efficace, dall’altra aumenta drasticamente la sua vulnerabilità e debolezza nonché le minacce per la sua sicurezza.

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