Riconoscimento facciale e vocale, così i colossi hi-tech si fanno beffe della privacy

Fonte: AgendaDigitale

L’uso da parte dei nostri dati biometrici da parte delle multinazionali che ci offrono in cambio servizi più o meno gratuiti – dagli assistenti vocali allo sblocco dello smartphone – presenta rischi elevati e aspetti non molto rassicuranti, a dimostrazione del fatto che non sempre ciò che ci sembra sicuro o ci viene prospettato come tale dai big della tecnologia lo è in realtà e in considerazione del fatto che ciò che ci sembra inattaccabile oggi non è detto che lo sarà anche domani.

Sono molti fatti di cronaca che dovrebbero indurci a riflettere sull’uso spregiudicato che viene fatto dei nostri dati personali, spesso a nostra insaputa. Riguardo, ad esempio, il riconoscimento facciale, eclatante è la vicenda MegaFace, che vede tra i suoi protagonisti l’Università di Washington che cura il progetto di facial recognition, i colossi hi-tech (Amazon, Google, Tencent, Intel, SenseTime, Philips, Mitsubishi Eletric e NTechLab) fruitori delle immagini e circa 672 mila persone (anche minorenni) nello spiacevole ruolo di “vittime” inconsapevoli. Continua a leggere