Procedimento istruttorio del Garante privacy per sanzioni Gdpr, come funziona

tratto da Agenda Digitale

Il procedimento istruttorio ex provvedimento 1/2019 del Garante Privacy, per il GDPR, dovrebbe occupare ora un posto privilegiato nei pensieri delle aziende.

Sì, perché ora che è scaduto il cosiddetto “periodo di grazia”, durato otto mesi dall’entrata in vigore del D.Lgs. 101/2018, occorre ricordare che l’applicazione delle sanzioni previste dall’art. 166 del Codice Privacy e dall’art. 83 del GDPR non è, comunque, un atto automatico.

Tra la contestazione (su istanza di parte – reclamo o segnalazione – o d’ufficio) della violazione della normativa rilevante, da un lato, e l’effettiva irrogazione della sanzione, dall’altro, c’è appunto il procedimento istruttorio.

La definizione delle modalità di svolgimento di tale procedimento è demandata a un regolamento interno adottato dal Garante. Non è certamente un caso che, con la Deliberazione del 4 aprile 2019 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 106 dell’8 maggio 2019, sia stato adottato il Regolamento 1/2019 concernente le procedure interne aventi rilevanza esterna finalizzate allo svolgimento dei compiti e all’esercizio dei poteri demandati al Garante per la protezione dei dati personali, che abroga i Regolamenti 1/2007 e 2/2006.

L’organizzazione e il funzionamento dell’ufficio del Garante per la protezione dei dati personali, anche per la gestione delle procedure sanzionatorie, resta normato dal Regolamento 1/2000 come modificato, da ultimo, con la Delibera del 1° febbraio 2018, mentre per l’accesso ai documenti amministrativi deve farsi riferimento al Regolamento del Garante 1/2006.

Il Regolamento 1/2019 si applica, in particolare, ai procedimenti

  • di trattazione di reclami proposti ai sensi dell’art. 142 del Codice Privacy,
  • di esame di segnalazioni
  • di svolgimento di controlli e ispezioni ai sensi degli artt. 157 e 158 del Codice Privacy. Le sue disposizioni, riassunte a seguire, integrano quanto già previsto dal GDPR e dal Codice Privacy.

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