Privacy e cookie, se lo Stato italiano regala i nostri dati alle aziende

tratto dal Corriere della Sera

Molti siti della pubblica amministrazione italiana permettono a 54 compagnie che si occupano di pubblicità online di ottenere dati dai cittadini che navigano le pagine e ne utilizzano i servizi. In molti casi senza neanche informarli. Stiamo cercando notizie su una malattia, su come fare la dichiarazione dei redditi o sulla scuola dei figli? Il nostro interlocutore diretto potrebbe non essere l’unico a venire a conoscenza di queste nostre necessità personali. Parliamo per esempio del sito del ministero dell’Economia e delle Finanze, che ottiene la palma del peggiore con 71 cosiddetti trackers – i file che tracciano la navigazione e raccolgono dati su questa – di terze parti, ma anche del sito del Comune di Milano, che mette in mano a 45 server esterni i dati dei cittadini. Il tutto avviene in barba a quanto sancito dal Gdpr, il Regolamento europeo sulla protezione dei dati entrato in vigore esattamente un anno fa, che raccomanda attenzione e soprattutto impone che ci siano informative chiare. Trasparenza verso il cittadino che non c’è. È quanto racconta il rapporto della danese Cybot, sviluppato sull’Italia appositamente per 7 a integrazione del CookieBot Report che ha analizzato in generale la situazione delle pagine web istituzionali dei Paesi europei. Un’analisi che racconta come l’Italia non sia da sola in questa situazione di superficialità nel difendere la privacy dei propri cittadini.

leggi l’articolo completo