Predicatori porta a porta, testimoni di Geova a prova di privacy

tratto da Novà (IlSole24Ore)

Alcuni mesi fa una sentenza della Corte di Giustizia UE aveva stabilito che anche i predicatori porta a porta sono tenuti a rispettare la normativa sulla protezione dei dati personali. Pertanto, benché la libertà di coscienza e di religione non fossero state messe in discussione, in quanto tutelate dall’art.10 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, secondo la CGUE gli aderenti a credi religiosi come quelli dei mormoni o dei testimoni di Geova non svolgono attività considerate meramente di “carattere personale e domestico”, ma sono anch’essi tenuti a rispettare il Gdpr, proprio nello stesso modo in cui devono farlo Google o qualsiasi altra azienda che tratta dati personali per scopi commerciali.

Preso atto che nel vecchio continente quella di “predicatore spirituale” non viene quindi considerata una pura vocazione di natura personale, ma una vera e propria attività svolta per conto di un’organizzazione, anche se nel caso in questione si tratta di una confessione religiosa, proprio i testimoni di Geova hanno adesso deciso di uniformarsi all’interpretazione della Corte europea, e in questi giorni hanno diramato una circolare agli oltre 250mila aderenti che conta in Italia, specificando che essi “non potranno più raccogliere dati personali in relazione al ministero di campo”, evitando anche di prendere nota degli indirizzi di persone che sono assenti, misura tanto rispettosa della privacy dei cittadini a tal punto da creare qualche imbarazzo perfino ai sacerdoti cattolici, che rischieranno di violare il Gdpr qualora volessero annotare i nominativi delle famiglie che non trovano a casa con l’intenzione di ripassare in un secondo momento per dare la possibilità a tutti di ricevere l’acqua benedetta nel periodo di Pasqua.

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