E-health: utenti e manager tengono alla loro salute, meno ai dati che la riguardano

da Novà

Nei giorni scorsi negli Usa sono state date notizie di due violazioni massive di dati sanitari, una che ha colpito 974.000 pazienti della clinica dell’Università di Washington, e l’altra che ha riguardato 326.000 utenti del UConn Health, un grande centro medico accademico.

In entrambi i casi, i pirati informatici sono riusciti ad accedere a nominativi, date di nascita, indirizzi email, dati relativi alla fatturazione, informazioni sugli appuntamenti per visite mediche ed esami clinici, informazioni sulla salute dei pazienti, e anche il social security number (SSN) di alcune migliaia di persone.

Peraltro, non sono solo i cybercriminali ad essere attratti dalle informazioni che riguardano la salute degli utenti, tanto è che sempre in questi giorni il Wall Street Journal ha puntato ancora una volta il dito su Facebook, sostenendo che 11 popolari app utilizzate per il popolare social network raccolgono dati sanitari come battito cardiaco, pressione sanguigna, cicli mestruali e persino stati di gravidanza. E questa ultima notizia ha avuto un impatto talmente dirompente da allertare in prima persona il governatore dello stato di New York, Andrew Cuomo, che ha parlato di “oltraggioso abuso della privacy”, disponendo l’immediata apertura di un’indagine.
Il fatto che hacker e colossi del web trovino le porte spalancate quando mettono in atto i loro stratagemmi evidenzia una preoccupante scarsa cultura della privacy sia da parte degli utenti che da parte degli addetti ai lavori, che sicuramente tengono molto alla loro salute ma molto meno però ai dati che la riguardano.

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