Data Protection e categorie vulnerabili: anonimato e violenza sessuale

Le vittime di episodi di violenza sessuale non devono poter essere identificabili nemmeno indirettamente, anche laddove questo comporti una compressione del diritto di cronaca.

Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto in questa delicatissima materia per sancire il principio sopra esposto.

Ha, inoltre, ricordato ai titolari del trattamento (editori) che in caso di violazione sono applicabili le sanzioni previste dal GDPR (fino a 10 milioni di euro o 2% del fatturato mondiale annuo o, in casi più gravi, fino a 20 milioni di euro o 4% del fatturato mondiale annuo).

Nella newsletter del Garante, infatti, si spiega che “Nel disporre il divieto il Garante ha ritenuto che –  come prevedeva il Codice e tuttora dispone il  nuovo testo introdotto dal decreto legislativo 101/2018 – in caso di diffusione o di comunicazione di dati personali a fini giornalistici restano fermi i limiti del diritto di cronaca a tutela dei diritti e delle libertà delle persone e, nello  specifico, il riguardo a  fatti di interesse pubblico. Limite  che deve essere interpretato con particolare rigore in caso di  notizie che riguardano vittime di violenza sessuale alle quali l’ordinamento accorda, anche in sede penale, una particolare forma di tutela. La diffusione di informazioni che rendono identificabile la vittima risulta in contrasto anche con le esigenze di tutela della dignità della persona offesa, riconosciuta dal Codice deontologico dei giornalisti.”

Dalla stessa newsletter si comprende che, conseguentemente, articoli pubblicati on line e servizi televisivi diffusi anche nei tg non dovranno più riportare dettagli sul caso tra i quali la nazionalità della vittima, le foto, le riprese e la denominazione dell’esercizio commerciale dove di lavoro della stessa o dove è avvenuta la violenza, in quanto idonei a rendere l’interessato identificabile.

 

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