Cybersecurity Act, ecco le nuove norme in arrivo su certificazione dei prodotti e servizi ICT

tratto da Agenda digitale

Dopo l’approvazione della Direttiva NIS nel 2016 – trasposta in Italia dal D.Lgs. 65/2018 – le istituzioni europee si apprestano ad adottare ulteriori misure intese a rafforzare la sicurezza cibernetica nell’Unione europea. La principale di queste misure consiste in un Regolamento volto a creare un quadro europeo per la certificazione della sicurezza informatica di prodotti ICT e servizi digitali, e a rafforzare il ruolo dell’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (ENISA): il cosiddetto Cybersecurity Act. Le istituzioni europee hanno già raggiunto un accordo politico sul testo finale del Regolamento. Tale accordo dovrebbe portare a breve all’adozione formale del Cybersecurity Act.

Il Cybersecurity Act costituisce una parte fondamentale della nuova strategia dell’UE per la sicurezza cibernetica, che mira a rafforzare la resilienza dell’Unione agli attacchi informatici, a creare un mercato unico della sicurezza cibernetica in termini di prodotti, servizi e processi e ad accrescere la fiducia dei consumatori nelle tecnologie digitali. Lo strumento normativo in questione si affianca, ed è in parte complementare, alla prima normativa in materia di sicurezza cibernetica introdotta a livello dell’Unione, ossia la Direttiva NIS.

Il Cybersecurity Act si compone di due parti: nella prima vengono specificati il ruolo e il mandato dell’Enisa, mentre nella seconda viene introdotto un sistema europeo per la certificazione della sicurezza informatica dei dispositivi connessi ad Internet e di altri prodotti e servizi digitali. Trattandosi di un Regolamento, una volta adottato ed entrato in vigore, il Cybersecurity Act sarà immediatamente applicabile in tutti gli Stati membri, senza che vi sia necessità di interventi attuativi da parte dei legislatori nazionali.

Un primo punto chiave del Cybersecurity Act riguarda il rafforzamento del ruolo dell’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (ENISA). L’Agenzia è stata istituita nel 2004 – con mandato temporalmente limitato – per contribuire all’obiettivo generale di garantire un livello elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell’ambito dell’Ue.

Fino ad oggi, il ruolo dell’ENISA è stato principalmente quello di assistere in termini tecnici gli Stati membri e le istituzioni europee nell’elaborazione delle politiche in materia di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi e a rafforzare la propria capacità di prevenire, rilevare e reagire agli incidenti informatici. La gestione operativa degli incidenti informatici rimane però una competenza esclusiva degli Stati membri.

Il Cybersecurity Act intende rafforzare il ruolo dell’ENISA garantendole un mandato permanente e consentendole di svolgere non solo compiti di consulenza tecnica, come è stato fino ad ora, ma anche attività di supporto alla gestione operativa degli incidenti informatici da parte degli Stati membri. In questo modo l’ENISA potrà fornire un sostegno più concreto, anche rispetto all’attuazione della direttiva NIS. All’ENISA spetterà inoltre un ruolo di primo piano nella gestione del sistema di certificazione introdotto dal Cybersecurity Act.

Un altro punto chiave del Cybersecurity Act riguarda l’introduzione di un sistema europeo di certificazione della sicurezza informatica dei prodotti e dei servizi digitali. Ciò anche al fine di facilitare lo scambio degli stessi all’interno dell’Unione europea e di accrescere la fiducia dei consumatori nei medesimi.

La costituzione di schemi di certificazione specifici per prodotti e sistemi ICT non è di per sé una novità. Infatti, numerosi schemi di questo tipo già esistono nella maggior parte degli Stati membri. Ad esempio, in Italia, l’Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell’Informazione (Iscom, operante presso il Ministero dello Sviluppo Economico) già certifica la sicurezza informatica di prodotti e sistemi ICT secondo lo schema nazionale per la valutazione e la certificazione della sicurezza nel settore della tecnologia dell’informazione istituito dal DPCM del 30 ottobre 2003. Analoghi schemi di certificazione esistono anche in altri Stati membri. Esempi ne sono la Certification de Sécurité de Premier Niveau des Produits des Technologies de l’Information (CSPN), in Francia; il Commercial Product Assurance (CPA), nel Regno Unito; e il Baseline Security Product Assessment (BSPA), in Olanda. Tuttavia, molti degli schemi di certificazione esistenti non vengono riconosciuti all’estero, o almeno non in tutti gli Stati membri. Ciò obbliga le imprese ad espletare vari processi di certificazione per operare a livello transnazionale. Ad esempio, la Commissione europea ha verificato come un fabbricante di contatori intelligenti (i cosiddetti “smart meter”) che intenda vendere i propri prodotti in Germania, Francia e Regno Unito debba farli certificare secondo tre schemi differenti. Si noti che, al momento, i costi di certificazione tendono ad essere piuttosto elevati per le imprese. Ad esempio, in Germania, i costi per la certificazione dei contatori intelligenti sono superiori a 1 milione di Euro, mentre nel Regno Unito e in Francia i costi per ottenere analoga certificazione ammontano a circa 150.000 Euro.

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