Clausola interpretativa a valenza generale nel Gdpr, ecco i problemi che causa nelle controversie

tratto da Agenda Digitale

In sede di adeguamento della normativa italiana alle disposizioni dettate dal GDPR – Regolamento (Ue) 2016/679 il legislatore ha introdotto una clausola interpretativa a valenza generale (comma 1 dell’art. 22 d.lgs n. 101/2018).

Clausola che però introduce molte problematiche nel nostro ordinamento.

Il giurista Francesco Pizzetti ha subito sottolineato che la norma va ben oltre la novella del c.d. Codice privacy]; opinione, questa, condivisa da chi scrive.

Scopo del presente articolo è di accennare soltanto (senza alcuna pretesa di completezza) ad alcune delle numerose problematiche che solleva l’introduzione della clausola interpretativa a valenza generale nel nostro ordinamento. L’indagine è limitata al principale destinatario della norma: il giudice italiano.

Conseguentemente, la prima questione che la disposizione pone concerne i rapporti con l’art. 12 delle Disposizioni sulla legge in generale.

Una seconda questione che il comma 1 dell’art. 22 d.lgs n. 101/2018 fa sorgere riguarda le implicazioni sul piano della teoria generale del diritto del recepimento legislativo della c.d. interpretazione adeguatrice o conforme (al diritto Ue), frutto dell’elaborazione giurisprudenziale. Una terza questione concerne il rapporto fra la norma predetta e il concetto di “violazione manifesta della legge nonché del diritto Ue” che integra una delle fattispecie di “colpa grave” del giudice, foriera di responsabilità civile dello Stato-giudice, ai sensi dell’art. 2 l. n. 117/1988. In questa sede non è possibile segnalare tutte le problematiche che l’introduzione della clausola interpretativa a valenza generale fa sorgere, né è possibile approfondire compiutamente le questioni appena abbozzate.

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