Assistenti vocali, doppio rischio privacy e security: quali soluzioni

tratto da Agenda Digitale

Siamo entrati quasi senza accorgerci nell’era degli assistenti vocali. Se da un lato le possibilità offerte sono molteplici, dall’altro non mancano i dubbi su come l’utilizzo di questi dispositivi possa esporci a rischi quali la violazione della nostra sicurezza e della nostra privacy.

Grazie anche alla capacità di governare scenari di “smart home” (centralizzando accensione, spegnimento e regolazione delle luci smart, regolando temperatura e climatizzazione, gestendo agende, sveglie, promemoria, timer, diffondendo contenuti multimediali, aprendo e chiudendo serrande, tende, serrature intelligenti… solo per fare alcuni esempi), la loro diffusione nelle nostre case sta crescendo a ritmo esponenziale.

Come in molti altri campi della nostra vita, in definitiva, anche in questo caso un po’ di sana incoscienza – fino ad arrivare a una vera e propria sottovalutazione del rischio – è ciò che in fin dei conti ci permette di “gettare il cuore oltre l’ostacolo” e aprirci alla sperimentazione di cose nuove. In questo senso, i fondati argomenti a supporto delle preoccupazioni lato privacy e sicurezza non sono sufficienti a fermare l’onda dell’invasione degli assistenti vocali.

All’inizio di quest’anno, il Senior Vice President dei dispositivi e servizi di Amazon, Dave Limp, ha annunciato il traguardo dei 100 milioni di dispositivi Alexa venduti sul mercato. D’altro canto, Google riporta che Google Assistant sta raggiungendo il miliardo di dispositivi, grazie ad oltre 1.600 diverse aziende che producono e commercializzano più di 10.000 smart device.

Alla fine di quest’anno, il mercato degli smart speaker (altoparlanti che integrano al loro interno un assistente vocale) conterà quasi 210 milioni di dispositivi venduti a livello mondiale, in crescita di più dell’80% anno su anno. Nei prossimi 4-5 anni ne saranno stati venduti più di mezzo miliardo, e entro il 2021 il loro numero supererà quello dei tablet, secondo Canalys.

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